Puntata 6 – Space Aliens from Outer Space

Sesto appuntamento stagionale in compagnia di Area51 dal contenuto paradossalmente in linea col nome della trasmissione stessa, data la natura del progetto musicale ospitato per l’occasione; pur essendo state scoperte le sue tracce in quel di Torino infatti (città che a dispetto dalla sua “lontananza” si dimostra sempre una fucina artistica e culturale di primissimo livello, una vera e propria “Area51” ideale!), la band proviene in realtà dal pianeta Argentereus in seguito ad un lungo viaggio interstellare.
Cogliamo dunque la palla al balzo per questo simpatico annuncio che farà impazzire soprattutto gli amanti dei giochi di parole: “ad Area51 gli Space Aliens from Outer Space“!!!

La band nasce nel 2011 dal sodalizio tra Paul Beauchamp (Synth + Vocals) e Daniele Pagliero (Synth + electronics) come divertissement rispetto ai loro progetti musicali contraddistinto da una direzione musicale e una visione estetica sperimentale che sfocia nell’ambient: in pratica vengono rielaborati in modo personale i cliché del genere fantascientifico nel cinema e nella musica, utilizzando sonorità elettroniche su arrangiamenti rock, il tutto servendosi di appositi travestimenti per le performance live. Nello stesso anno esce il primo Ep Space Aliens From Outer Space (2011, autoproduzione) dove figura come terzo elemento Marco Milanesio (sintetizzatori, in sostituzione di Luigi Pugliano); nello stesso annno il trio si esibisce per la prima volta a Torino come evento speciale del TOHorror Film Fest. Successivamente vengono realizzati i lavori Invade (2013, autorpoduzione) ed Abduction (2015, Escape From Today) che, come il primo Ep, sono stati mixati da Milanesio. Il loro recentissimo Nebulosity è uscito nel Dicembre 2018 ed è stato pubblicato in versione digitale e in vinile da Escape From Today insieme all’etichetta belga Cheap Satanism: nel frattempo la formazione si è stabilizzata in quartetto con l’ingresso di Francesco Mulassano ai sintetizzatori e soprattutto di Maria Mallol Moya alla batteria acustica, la quale rappresenta una vera e propria novità per la band.

Proprio la batteria suonanta dalla nuova “argentea aliena” rende paradossalmente “umani” i suoni intergalattici di questo lavoro, contraddistinto da sonorità space-rock e synthwave alla maniera di bands come i Rockets o i Residents se non addirittura i Kraftwerk. Non mancano tuttavia apprezzabili riferimenti anche al kraut-rock ed al post-punk, ma la particolarità che subito balza all’orecchio è l’utilizzo della voce robotica che accompagna brani della durata in media di 5 minuti, donando loro atmosfere a dir poco suggestive e una profondità che potremmo tranquillamente definire “progressive” (non nel senso classico del termine). Onnipresente quanto necessario l’immaginario cinematografico (John Carpenter su tutti, e non poteva essere altrimenti) che permea in tutta la musica della band, elicitabile non dal solito ricorso al trucco e parrucco della messa in scena in esterna ma proprio grazie ad una efficace e multidimensionale evocazione sonora.

Questo il video di“Trajectory”, diretto da Omar Bovenzi e girato al Magazzino sul Po di Torino: il brano è stato scelto come “raggio trattore” per presentare al meglio il quartetto, facendolo a livello sonoro attraverso una malcelata vena progressive.

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