Puntata 18 – R-11

Quasi involontariamente, a distanza di una sola settimana dalla precedente, anche in questa puntata Area51 dedica la sua attenzione ad una realtà musicale strumentale di stampo jazz, l’ennesimo ottimo progetto che fiero del suo cipiglio e della sua bravura tecnica ha tutte le carte in regola per essere annoverato tra le compagini più intriganti della stagione. Loro vengono da Parma, se ne infischiano delle luci della ribalta e pensano essenzialmente a suonare (e come suonano!) dell’ottima musica: gli R-11!

Il monicker R-11 è la contrazione di “’Round Eleven” (in riferimento all’orario solito delle prove della band ma anche un rimando a Round Midnight, noto standard jazz di Thelonius Monk): si tratta dunque di un trio di impronta jazz nato originariamente nel 2000 ma composto attualmente (dopo una serie di avvicendamenti tra cui l’esclusione dello strumento sax in favore della sempre apprezzata e mai banale chitarra) da Michele della Malva (basso), Roberto Reggiani (batteria) ed Andrea Silvestri (chitarre), formazione con la quale nel 2012 debutta con un lavoro di 7 brani strumentali dal titolo “Lupusin Trio” (Lizard Records) dove il jazz-rock anni 70 si mescola con inserti di jazz classico e qualche spruzzata di ritmica metal; il secondo lavoro “WASCHMASCHINE” (Lizard Records/HysM? Records) è invece datato 2014 e vede la partecipazione di Fabio Magistrali alle riprese e mixing.

Definire la loro musica Jazz è semplicemente riduttivo: tuttavia, senza perdersi troppo in nomenclature di genere (poiché si potrebbero allegramente citare math rock, prog, psichedelia, funk e chi più ne ha più ne metta…) diciamo che si tratta di composizioni molto libere che nonostante poliritmie, repentini cambi di umore, sperimentazioni e dissonanze risultano comunque asciutte e ben connotabili, poiché basate sulla giustapposizione melodico/armonico e quindi senza che l’una predomini mai sull’altra.

Incredibile come all’ascolto di ogni brano vengano chiaramente fuori le peculiarità di ogni singolo musicista. Innanzitutto il basso, elemento portante del trio che viene utilizzato in tutti i registri possibili ed immaginabili scandendo ritmica, tonalità ed armonia con disinvoltura, merito anche di mezzi tecnici di prim’ordine a disposizione del buon Michele, abile a cogliere al meglio nel suo stile l’insegnamento di numi tutelari quali Jaco Pastorius e Les Claypool; poi la chitarra di Andrea, abile a tessere trame intriganti dal sapore alquanto “Frippiano” in grado di inserirsi in maniera multiforme e cangiante tra batteria e basso; e poi, last but not least, il drumming di Roberto, quasi in punta di piedi, mai invasivo eppure ben presente, secco, denso, disciplinato nel fare sempre la cosa giusta, in una parola preciso!

Questo il video di “Boaga”, brano contenuto su “Waschmaschine” dalle tinte caraibiche dall’incedere alquanto ipnotico, scandito da armonici che lo rendono in qualche modo persino ancestrale:

SITO WEB: https://r-11.bandcamp.com/
FB: https://www.facebook.com/Round11/
TW: https://twitter.com/r11trio

Puntata 17 – WELL in CΔSE

Protagonista di questa puntata di Area51 è un trio elettroacustico composto da musicisti semplicemente fenomenali: chi conosce la storia della nostra trasmissione sa bene che anche altre volte ci è capitato di imbatterci in progetti votati a generi musicali più sperimentali ed intricati, basati soprattutto sulla preparazione tecnica individuale, tuttavia in questo caso ci si trova di fronte a dei ragazzi ancora molto giovani ma che sembra suonino insieme già da decine di anni. Altro punto di interesse è senz’altro il monicker, una sorta di inglesizzazione del cognome di uno dei membri della band ma che suona bene e rimane molto impresso anche in fase di sola lettura, con tanto di chicca grafica.
Un benvenuto speciale dunque ai bolognesi WELL in CΔSE

Già soltanto scorrendo i percorsi di studio musicale di ogni singolo componente si può ben capire come nonostante la giovine età appunto qui ci si trovi di fronte a musicisti di un certo livello. Il trio è dunque formato dal chitarrista Davide Benincaso (-Benincaso/Wellincase- laureando in chitarra jazz presso il conservatorio G.B. Martini di Bologna e collaboratore della start up MIND Music Labs, ideatrice della SENSUS, prima smart guitar al mondo) dal pianista Filippo Bubbico (basso synth e tastiere, diplomato al SAE institute di Milano come sound engineer, laureando presso il conservatorio G.B. Martini di Bologna e vincitore della borsa di studio per la Berklee Summer School 2017 a Umbria Jazz Clinics) e dal batterista Vincenzo Messina (iscritto presso il conservatorio G.B. Martini di Bologna, ha studiato con Ettore Mancini, noto musicista e didatta romano e vanta collaborazioni del calibro di Gregory Burk, Pietro Tonolo, Michelangelo Decorato)

Nel Novembre del 2016 è uscito l’omonimo Ep d’esordio (edito da Workin’ Label, registrato presso lo Studio Pratello di Bologna e mixato e masterizzato da Filippo Bubbico), un lavoro che spazia tra jazz/rock ed elettronica (con reminescenze che spaziano dai Weather Report ai Tortoise), basato sulla costante ricerca dell’arrangiamento collettivo perfetto. Al di là della confezione e del lavoro in studio, quindi delle premesse, delle intenzioni esecutive insite nella stesura dei brani e del portfolio di ognuno di loro, basta provare ad ascoltare la band soprattutto dal vivo per scoprire quanto le alte aspettative che già nutriremmo di default vengano addirittura ampiamente superate: affiatamento, gusto, tecnica, classe, cura nei suoni e negli arrangiamenti, il tutto eseguito e proposto in maniera fluida e cristallina e con una buona dose di verve con il risultato che, nonostante suonino un genere tendenzialmente “complesso”, la loro musica risulta comprensibile ed accessibile anche ad un orecchio meno abituato a controtempi e modulazioni, creando dunque anche una sorta di empatia nell’ascolto.

I WELL in CΔSE incarnano di fatto la differenza sostanziale che passa tra musicisti ipertecnici che compongono musica fine a se stessa e fanno a gara a chi è più bravo tra loro e quelli invece che, pur partendo da mezzi tecnici altrettanto eccelsi, sanno come comporre linee armoniche e melodiche al servizio della musica d’insieme, e quindi brani veri e propri; tutto sembra essere ben calibrato e non si ha mai l’impressione di ascoltare musicisti ossessionati dalla propria bravura ma anzi piuttosto divertiti!

Questa è “No Dave’s Sky”, il primo singol estratto dal loro Ep: cos’altro aggiungere se non “brano ed esecuzione di pregevole fattura”?

Soundcloud: https://soundcloud.com/user-254635791
Facebook: https://www.facebook.com/wellincase/

Puntata 16 – Tobjah

“Nella vecchia fattoria ia-ia-o, quante canzoni ha il buon Tobjah ia-ia-o”. Senza alcun intento canzonatorio usiamo questo incipit proprio per inquadrare in maniera simpatica l’atmosfera totalmente pop-folk che pervade la musica del nostro ospite della settimana, un cantautore che in linea con un immaginario di riferimento decisamente anni 60, ha deciso in maniera ancestrale di presentarsi al pubblico e fidelizzarlo dapprima con un tour in cui ha presentato canzoni proprie che solo successivamente verranno raccolte in un disco, a mo’ di canzoniere. Ecco a voi, appunto, Tobjah

Tobia Poltronieri (vero nome) è un cantante/compositore/chitarrista proveniente da Verona, già fondatore del progetto C+C=Maxigross (ospiti qui ad Area51 durante l’edizione 2014) e dell’etichetta/studio di registrazione Vaggimal Records, un cantuccio suggestivo sito nel cuore delle montagne veronesi dal quale organizza e gestisce eventi culturali che riguardano la comunità delle valli della Lessinia (è infatti anche direttore artistico di Lessinia Psych Fest, Festival Internazionale Popolare di Musica Psichedelica giunto alla seconda edizione). A livello di background musicale vanta collaborazioni varie di tutto rispetto con artisti del calibro di Cooper Seaton, Marco Fasolo, Oliver Coates, Hakon Gebhardt, Laetitia Sadier, Martin Hagfors), motivo per cui non gli è stato difficile lanciarsi con buoni risultati in una nuova avventura parallela: soprattutto negli ultimi due mesi si è esibito infatti in giro per l’Italia (lambendo anche la Svizzera) come solista col monicker TOBJAH armato di chitarra ed armonica, portando a spasso dunque una serie di canzoni che faranno parte dell’album che sta registrando proprio durante questi giorni.

Dal punto di vista armonico e melodico questi brani seguono le coordinate della sua band madre, quindi possiamo apprezzare al loro interno continui rimandi alla psichedelia folk di stampo nordeuropeo anni 60, con gli intrecci vocali a farla da padrone: ovviamente essendo proposti in acustico l’intimismo e l’introspezione vengono maggiormente esaltati, merito anche della bravura strumentale/vocale e dell’atmosfera bucolico-lisergica che il nostro Tobia sa elicitare agli apparati sensoriali dell’ascoltatore. La vera novità è tuttavia l’utilizzo del cantato in italiano, il vero banco di prova per saggiare le reali capacità espressive, intepretative e compositive per un artista nostrano che aneli a far arrivare in maniera naturale il suo messaggio reale, qualunque esso sia.

Questa è “Non so dove andrò” in presa diretta, uno dei brani che verosimilmente farà parte dell’imminente album di Tobjah. Secondo noi già si regge benissimo così!

Facebook: Tobjah

Puntata 15 – Aldi dallo Spazio

Protagonista di questa nuova puntata di Area51 è una band assolutamente emergente formata da cinque giovani Ragazzi in Erba ma tecnicamente ben preparati e musicalmente con le idee già molto chiare. Hanno un monicker tra il serio e il faceto ma di sicuro impatto, che lascia trapelare e traspirare psichedelia e richiami ancestrali ed è dunque sostanzialmente riconducibile alla musica che propongono (come succedeva anche per i nostri indimenticati vecchi amici Maya Galattici, ospiti nell’edizione 2012 del programma). Da Ravenna ecco a voi gli Aldi Dallo Spazio.

Non c’è tuttavia nessun Aldo nel vero senso della parola in formazione: dietro l’acronimo Awesome Lysergic Dream Innovation si celano in realtà Dario Federici (voce e tastiere), Marco Braschi (basso), Davide Mosca (chitarra), Simone Sgarzi (chitarra e cori), Lorenzo Guardigli (batteria), un ensemble riunitosi nel 2015 a partire da due band differenti che solevano fare delle jam session insieme e che poi hanno deciso di confluirsi a vicenda. Entro questa Estate è previsto il loro debut album autoprodotto QuasAr, titolo tributo agli studi di uno dei componenti ma anche all’immaginario della band stessa.

Il gruppo nutre un amore viscerale per tutto ciò che è ascrivibile al sound tipico degli anni ’70 con un occhio di riguardo soprattutto al Prog (Genesis), che sia quello più tendenzialmente Hard (Deep Purple, Led Zeppelin), che sia quello più tendenzialmente Psichedelico (Pink Floyd) o addirittura quello nostrano di cui una volta noi italiani potevamo vantarci in giro per il mondo (PFM), il tutto fregandosene allegramente se questa loro scelta di vita possa sembrare in qualche modo démodé. Gli Aldi infatti si assumono le loro responsabilità e affrontano a viso aperto la sfida giocandosi alcune carte molto importanti a loro disposizione tra cui la perizia strumentale di ogni singolo musicista (ad un ascolto attento si capisce tra l’altro come nessuno di loro si specchi semplicemente nella bravura fine a se stessa ma dia invece una “vita” al proprio strumento) e soprattutto la spontaneità, la vera base su cui partire e poi insistere per non rischiare di cadere nei clichè di una musica tanto affascinante quanto comunque “stagionata”. La caratteristica principale della band comunque resta l’abilità nel riuscire tramite un approccio scanzonato, diretto e naturale a muoversi in lungo e in largo nel territorio tanto caro al cosiddetto Riccardone (qui una faceta ma comprensibile descrizione del termine in questione), creando un’interessante contrapposizione interna il cui risultato sono dei brani che seppure densi e massimali risultano sostanzialmente snelli all’ascolto.

Un gruppo sicuramente tutto da esplorare e nel contempo in fase di autoesplorazione che, lo garantiamo, farà presto parlare di sè: di seguito il trailer dell’album di debutto prossimo venturo (che non a caso si chiama) QuasAr:

Facebook: Aldi Dallo Spazio

Puntata 14 – Ant Lion

Con i protagonisti della puntata di questa settimana Area51 battezza definitivamente il contesto musicale-territoriale di Arezzo come uno dei più interessanti dal quale scovare nuove realtà musicali da proporre in trasmissione: se da un lato si tratta infatti di un progetto nuovissimo ed al proprio debutto artistico, dall’altro è l’ennesimo ottimo prodotto proveniente da quelle parti e non solo perché alcuni dei musicisti in esso coinvolti hanno fatto o fanno parte di band che abbiamo già avuto modo di ospitare nel corso delle varie edizioni. Vi presentiamo dunque gli Ant Lion!

Si tratta di una band di per se molto eterogenea poiché composta da quattro polistrumentisti di varie età capitanata da Stefano Santoni (produttore artistico e basso, già produttore e fondatore di Kiddycar e soprattutto dei nostri beniamini Sycamore Age [ospiti in trasmissione nella stagione radiofonica 2012]) a cui si aggiungono Isobel Blank (voce, già cantautrice), Simone Lanari (chitarra produttore e componente dei nostri vecchi amici Walden Waltz [ospiti in trasmissione nella stagione radiofonica 2015]) e Alberto Tirabosco (batterista di estrazione punk hardcore). Il 17 di Marzo 2017 è uscito l’album d’esordio dal titolo A common day was born, in Italia per l’etichetta Ibexhouse (l’etichetta di Alessandro Fiori, protagonista quest’anno di una puntata speciale di Area51) con distribuzione Audioglobe, e per il mercato giapponese per l’etichetta OOO Sound con distribuzione Tower Records.

Ascoltando la loro musica ad un primissimo impatto ci si trova piacevolmente disorientati: un vortice sonoro concentrico e conturbante fatto di controtempi, sfuriate punk se non addirittura hardcore, saliscendi vocali e melodie acide e dissonanti, il tutto senza un apparente filo logico. L’equivoco viene presto fugato da un ascolto meno superficiale e più attento dal quale si comprende invece molto bene il perfetto equilibrio compositivo che c’è alla base tra le logiche strutturali della mente e l’urgenza viscerale del corpo, quindi tra la ricerca comunque ragionata di avanguardismo e un impeto sonoro di carattere fisico votato allo scontro frontale contro qualcuno o qualcosa.

Importante è sottolineare che qui ci si trova a livelli qualitativi davvero molti alti e il risultato che ne deriva dunque non è semplice sperimentalismo stile musica contemporanea da tenere in sottofondo o ad uso e consumo di onanisti musicali ma canzoni vere e proprie, fatte e finite, dense, ricche di riferimenti ai più disparati generi e paesaggi musicali (dal post-punk al trip-hop, dalla no-wave al jazz, dal contesto urbano notturno al tribalismo) per le quali dall’alto del paradiso degli Dei del Rock un certo Frank Zappa osserva ed ascolta divertito e soddisfatto di aver in qualche modo influito sulla nascita di un progetto così innovativo, suggestivo, armonioso ed interessante come questo portato avanti dagli Ant Lion.

Questo il videoclip di “The Head Upstairs”, il primo in assoluto della band:

Il nome della band (Formicaleone) oltre che riferirsi ad un insetto la cui metamorfosi lo tramuta da raccapricciante larva a una sorta di elegante libellula, è espressione di quell’ossimoro originario. Una genesi meticcia di cui questa musica è manifesto.

Sito Web: www.antlion.it
Facebook: Ant Lion

Puntata 13 – Omosumo

Questa settimana Area51 fa letteralmente 13 grazie alla prestazione in campo ad opera dei protagonisti della puntata: si tratta di un progetto di base a Palermo con le idee piuttosto chiare e soprattutto in grado di saper spiccare per innovatività, verve e intelligenza compositiva rispetto a tante altre band che come loro provano ad unire elettronica e rock ma tuttavia con risultati spesso discutibili. Benvenuti dunque agli Omosumo!

IL Trio composto da Angelo Sicurella (voce, drum machine, synth), Roberto Cammarata (chitarra, synth), Antonio Di Martino (basso) esordisce nel 2013 con l’EP “Ci proveremo a non farci male” (2013, Malintenti Dischi), lavoro dapprima mixato da Mario J. McNulty (David Bowie, Lou Reed, Nine Inch Nails) e successivamente remixato in chiave elettronica (col nome “Remixes Ep”, Malintenti Bop) da alcuni tra i migliori nomi della scena dancefloor italiana (Tempelhof, Crimea X, RotaryDisco76 e Marvin & Guy), dopodiché intraprende un tour estivo che li porta sul palco di diversi festival, tra cui l’Ypsigrock di Castelbuono.
L’anno successivo è la volta del loro primo vero album, ovvero quel “Surfin’Gaza” (2014 Malintenti/Edel) con cui colpiscono direttamente nel segno in quanto considerato da più parti uno dei migliori esordi del panorama underground dell’anno. Il disco è ispirato dalla vicenda del Gaza Surf Club e di Surf4Peace, una comunità di surfisti di diverse nazionalità (palestinese, israeliana, americana, ecc.) che si ritrova per surfare insieme su un mare che sembra mettere da parte le guerre e gli scontri che martoriano quel territorio. Da lì in poi seguirà un tour che li vedrà protagonisti nei più importanti festival italiani e addirittura negli Stati Uniti al South By South West ad Austin: nel frattempo il violoncellista Angelo Di Mino si aggiunge alla band per supportarla nei live.

Nel Novembre del 2016 la band pubblica il secondo lavoro dal titolo “Omosumo” (Malintenti Dischi/Edel/Believe Digital) ed anche in questo caso alla voce “mixaggio” figura un nome di caratura internazionale quale il produttore canadese Colin Stewart (Black Mountain e Sleepy Sun); un’altra peculiarità del lavoro è data dal fatto che questo è stato realizzato in regime di isolamento durato sette mesi nei quali la band si è autoreclusa in varie case di campagna disabitate. Ne deriva un lavoro decisamente ispirato, sperimentale quanto basta (ossia senza cascare nell’autoesaltazione sonora fine a se stessa), connotato da tinte prog e frequenti rimandi “settantini” ma soprattutto ricco di personalità.

Il substrato della musica degli Omosumo è fondamentalmente composto da un robusto rock elettronico scandito dai basseggi di DiMartino a cui si aggiungono le pennellate chitarristiche di Cammarata che fanno a loro volta da trait d’union tra il basso e la componente psichedelica elicitata dai synth, utilizzati in fase di composizione dei brani sempre nel momento giusto e mai invasivi: il valore aggiunto è poi dato dall’espressività vocale di Sicurella, tra liriche al limite del visionario e carattere di impronta blues. Il punto di forza della band risiede comunque proprio nella scrittura dei brani i quali nonostante la corposità, la sperimentalità e le molteplici soluzioni sonore di cui sono composti non corrono mai il rischio di sembrare una somma di parti fini a se stesse ma vere e proprie “canzoni”, asciutte e dirette.

Questo il videoclip di “Un po’ di te”, il primo singolo tratto dall’omonimo ultimo album:

Sito Web: www.omosumo.it
Facebook: www.facebook.com/omosumoband

Puntata 12 – OvO

Con una mossa a sorpresa Area51 tira fuori dal cilindro una nuova Puntata Speciale, dedicata cioè ad una Realtà Musicale con una sua importante storia alle spalle ed ormai ben consolidata all’interno del panorama italiano e, soprattutto in questo caso, anche ben oltre. Protagonista di questa settimana è dunque una band ravennate di adozione che figura tra le eccellenze di quello che potremmo liberamente definire “Rumorismo Italiano Contemporaneo”, composta da un duo alquanto affiatato e devastante: uno dei due membri è tra le altre cose un batterista atipico e porta meritatamente sul capo lo scettro di “Re delle Puntate Speciali di Area51” poiché già comparso in trasmissione con i suoi altrettanto ottimi progetti musicali Bachi Da Pietra (Area51-Edizione 2015) e Ronin (Area51-Edizione 2016, protagonisti insieme agli Uyuni di Area51/Split_Ep#1, il primo lavoro pubblicato dalla nostra etichetta Area51 Records) mentre l’altro membro è una graziosa e al contempo agguerrita cantante chitarrista (già nelle Allun). Attenzione dunque poiché si tratta di una puntata dall’impatto sonoro devastante per cui drizzate le orecchie e sparatevi a tutto volume la musica dei nostri ospiti: gli OvO!

Forte di ben 18 anni di attività del loro progetto corredati da un numero sterminato ed imprecisato di album, collaborazioni, singoli, brani su compilations e live in giro per il mondo (che a momenti neanche i Motorpsycho…), la coppia formata da Bruno Dorella (aka B Giuseppe Dorella) e Stefania Pedretti (aka Steafania Alos Pedretti si presenta come uno dei prodotti musicali nostrani più singolari in circolazione poiché in grado di conglobare nel loro repertorio diverse sfaccettature della musica Rock/Metal pur non essendo precisamente catalogabili in nessun genere predefinito. Fedeli seguaci fin dalla prima ora del credo DIY, dapprima hanno realizzato album autoprodotti con l’etichetta personale di Dorella Bar La Muerte dopodiché si sono avvalsi di alcune leggendarie labels americane come Load Records, Blossoming Noise, Adagio 830, Supernatural Cat. L’ultima loro fatica, di cui apprezzeremo qualche significativo brano durante la puntata, è piuttosto recente e si intitola “Creatura” (Dicembre 2016, Dio Drone).

Registrato da Lorenzo Stecconi e mixato da Giulio Favero, l’album vede le collaborazioni nei campionamenti di Garaliya dei Morkobot, Riccardo Gamondi dei Uochi Toki, Stefano Ghittoni dei Dining Rooms, di a034, di Reeks (Surgical Beat Bros, NoHayBandaTrio, Germanotta Youth): ne deriva che l’essenza tribalista e la potenza metallica tipiche della band incontrano e si scontrano massicciamente con una diffusa e preponderante componente elettronica, sconfinando senza badare troppo al sottile nei territori dell’Industrial, pur mantenendo comunque un’attitudine rigorosamente punk per cui i brani seguono la filosofia del “prendere o lasciare”, suonando duri e puri e senza compromessi.
Batteria ridotta all’osso più ossessiva delle gocce in testa della tortura cinese, samples che disegnano paesaggi sonori neri come la pece, chitarre affilate come machete e voce in grado di evocare le urla strazianti delle anime dell’inferno in un tripudio di sperimentalismo noise portato all’estremo: tutto maledettamente stupendo!

Questo il videoclip di “Satanam”, il singolo che ha anticipato il disco “Creatura”. Il lavoro è stato diretto da Natalia Gloria Saurin la quale lo descrive così: “La scoperta di un segreto, una rivelazione che porta scompiglio tra gli obliqui abitanti di una roulotte, corse, riti e l’invocazione degli OvO che in questo videoclip sono apparizione e albero di vita e morte.”

Brivido, terrore, raccapriccio. Siate i benvenuti nel mondo degli OvO:

Sito Web: ovolive.blogspot.com
Bandcamp: ovomusic.bandcamp.com
Facebook: facebook/ovo666