Puntata 16 – Tobjah

“Nella vecchia fattoria ia-ia-o, quante canzoni ha il buon Tobjah ia-ia-o”. Senza alcun intento canzonatorio usiamo questo incipit proprio per inquadrare in maniera simpatica l’atmosfera totalmente pop-folk che pervade la musica del nostro ospite della settimana, un cantautore che in linea con un immaginario di riferimento decisamente anni 60, ha deciso in maniera ancestrale di presentarsi al pubblico e fidelizzarlo dapprima con un tour in cui ha presentato canzoni proprie che solo successivamente verranno raccolte in un disco, a mo’ di canzoniere. Ecco a voi, appunto, Tobjah

Tobia Poltronieri (vero nome) è un cantante/compositore/chitarrista proveniente da Verona, già fondatore del progetto C+C=Maxigross (ospiti qui ad Area51 durante l’edizione 2014) e dell’etichetta/studio di registrazione Vaggimal Records, un cantuccio suggestivo sito nel cuore delle montagne veronesi dal quale organizza e gestisce eventi culturali che riguardano la comunità delle valli della Lessinia (è infatti anche direttore artistico di Lessinia Psych Fest, Festival Internazionale Popolare di Musica Psichedelica giunto alla seconda edizione). A livello di background musicale vanta collaborazioni varie di tutto rispetto con artisti del calibro di Cooper Seaton, Marco Fasolo, Oliver Coates, Hakon Gebhardt, Laetitia Sadier, Martin Hagfors), motivo per cui non gli è stato difficile lanciarsi con buoni risultati in una nuova avventura parallela: soprattutto negli ultimi due mesi si è esibito infatti in giro per l’Italia (lambendo anche la Svizzera) come solista col monicker TOBJAH armato di chitarra ed armonica, portando a spasso dunque una serie di canzoni che faranno parte dell’album che sta registrando proprio durante questi giorni.

Dal punto di vista armonico e melodico questi brani seguono le coordinate della sua band madre, quindi possiamo apprezzare al loro interno continui rimandi alla psichedelia folk di stampo nordeuropeo anni 60, con gli intrecci vocali a farla da padrone: ovviamente essendo proposti in acustico l’intimismo e l’introspezione vengono maggiormente esaltati, merito anche della bravura strumentale/vocale e dell’atmosfera bucolico-lisergica che il nostro Tobia sa elicitare agli apparati sensoriali dell’ascoltatore. La vera novità è tuttavia l’utilizzo del cantato in italiano, il vero banco di prova per saggiare le reali capacità espressive, intepretative e compositive per un artista nostrano che aneli a far arrivare in maniera naturale il suo messaggio reale, qualunque esso sia.

Questa è “Non so dove andrò” in presa diretta, uno dei brani che verosimilmente farà parte dell’imminente album di Tobjah. Secondo noi già si regge benissimo così!

Facebook: Tobjah

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